Strada dell’abbandono

Strada dell’abbandono

Se vi capita di andare a Spalato passando per Sibenik e Seget, in una calda giornata di estate (quasi 40 gradi), il paesaggio ha qualcosa di incredibile.
Chilometri di passando in mezzo al nulla, in una terra quasi dimenticata da Dio. Sembra quasi di attraversare un deserto. La è una lunga lingua nera che taglia in due una distesa di terra secca, arbusti e pietre. Non si vedono case, le automobili sono rare, così pure i paesi.
Io le chiamo “le strade dell’abbandono”.
Strade fatte per essere guidate, strade dove non puoi sostare perchè non c’è nulla.
Strade del “speriamo che non mi capiti nulla” perché rischi di startene ore sotto il sole battente. Strade dove il mondo mostra una faccia ruvida, secca, che sa di ormai vissuto.
Ci sei tu, la strada e la vespa, che ti accompagna con il suo rumore monotono e la tua mente spazia nei più reconditi. Se ti lasci trasportare entri in una sorta di trance, di extrasensoriale. Diventi tutt’uno con la vespa. Ascolti il silenzio intorno, ne assapori l’aria, diventi parte di quel paesaggio. È un viaggio pindarico, un distacco dalla realtà con il susseguente ingresso in un mondo ad essa parallelo. È un doppio viaggio: uno reale ed uno nel subconscio autoprodotto dal nostro cervello, un massiccio distacco dai doveri del mondo contemporaneo al fine di approdare in una terra fatta di ricordi, emozioni, sogni, progetti ed aspirazioni. Una droga mentale autoprodotta, insomma, un raggiungimento di un mondo fantastico.
Mi sa che è meglio scrivere prima di bere e non dopo..

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